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L’idea che la musica abbia delle potenzialità
curative è antica quanto la musica stessa, il dibattito su quali esse siano
e sui limiti che possono essere attribuiti ad interventi che si connotano in
tal senso lo è altrettanto e non pare concluso. Una storia che parte da
lontano e che a parlarne ci porterebbe lontano. Dove sono le radici della
musica? Gli archetipi, le protoforme di strutture significanti, sono una
base innata per l’uomo? Di sicuro deve trattarsi di qualcosa di molto
antico, radicato nelle parti più recondite del nostro cervello; qualcosa di
molto potente se da sempre l’uomo ha fondato su di essa i rapporti con i
propri spiriti e poi con gli Dei. Ai maghi veniva attribuito il ruolo di
realizzare in-cantesimi, ovvero di usare il canto per dare forma sonora
(potere) alla formula magica; il loro prestigio era proporzionale alla loro
arte di “cantare” efficacemente e di sortire degli effetti attraverso tale
arte-magia. Chi si occupa di musicoterapia oggi difficilmente si sentirebbe
di paragonarsi ai maghi di un tempo: ma quanti “mestieri” sono insieme arte
e professionalità, capacità di improvvisare e conoscenza di dove si sta
navigando. L’insegnamento lo è per definizione. Ma l’insegnante non cura. Ma
la musicoterapia cura?
Alcune definizioni di musicoterapia
NAMT (la musicoterapia è l’uso della musica
per la realizzazione di fini terapeutici: il ristabilimento, il mantenimento
e il miglioramento della salute fisica e mentale) 1980
BENENZON ( la musicoterapia è una disciplina
paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti
regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di
iniziare il processo di recupero del paziente per la società) 1981
BRUSCIA (la musicoterapia è un processo
sistematico di intervento ove il terapeuta aiuta il cliente a migliorare il
proprio stato di salute, utilizzando le esperienze musicali come forze
dinamiche del cambiamento) 1993
A volte si affacciano delle proposte che, in
nome della musica e di facili equazioni non dimostrate, pretendono di
fornire risposte preconfezionate a vari disturbi. Il termine musicoterapia
evoca tuttora alcune legittime confusioni legate al ricorso a prassi non ben
definite.
Possiamo dire che musicoterapia è un
contenitore di interventi e quadri di riferimento molteplici e a volte
conflittuali tra loro, in altre parole è la sintesi di un dibattito non
concluso e che presenta al suo interno delle punte di alto livello
concettuale e di ricerca. Oggi, superate le fasi del pionierismo e della
conflittualità tra le scuole, è possibile spaziare in una letteratura ampia
e documentata che consente di avere una visione sufficientemente chiara dei
modelli teorici di riferimento e delle prassi cliniche e didattiche.
L’opportunità di classificare le musicoterapie
(preferisco parlare di musicoterapie anziché di musicoterapia per
sottolineare la ricchezza del panorama esistente) tra le discipline
terapeutiche riconosciute, suscita indubbiamente posizioni di maggiore o
minore condivisione, ma questo è nella natura dei dibattiti culturali che
opportunamente si interrogano sui presupposti scientifici , sulla
legittimazione e conseguentemente sull’accoglienza all’interno di un
sapere terapeutico consolidato.
la ricchezza delle proposte metodologiche oggi
presenti induce a pensare che l’uso terapeutico della musica oggi è una
realtà operativa che difficilmente può essere isolata da contesti educativi
e riabilitativi.
Il contributo offerto dal modello della
musicoterapia cognitiva che viene qui illustrato e che è stato sviluppato da
Lino Vianello, propone una “idea di musicoterapia” che utilizza il
principio della "progettazione per competenze
compositive musicali, come strumentario mentale per attivare nuove
modalità del "conoscere la conoscenza (metacognizione) ed
estenderle alla quotidianità ".
Una possibile applicazione di cosa si intende
con il termine “Musicoterapia Cognitiva ad indirizzo Compositivo” può essere
la seguente:
“Musicoterapia è un ambiente di relazione tra
persone che utilizzano il suono- musica per costruire sistemi di
comunicazione non verbale adatti a stimolare l’apertura relazionale dei
soggetti e le loro abilità cognitive in un contesto motivante e privo di
regole precostituite.”
E’ un intervento che si fonda sull’agio ed il
protagonismo delle persone e che si propone come obiettivo l’avvio di
mutamenti nell’autonomia della persona, osservabili nelle sue dimensioni di
quotidianità. Pur ammettendo e prevedendo metodologie e tecniche
differenziate a seconda dei soggetti destinatari, l’intervento privilegia la
composizione spontanea e l’ascolto, inteso come indispensabile passaggio
affettivo ed intenzionale tra il sentire ed il comprendere.
L’indirizzo della Musicoterapia Cognitiva
propone un percorso terapeutico, nella prassi clinica, che si esprime per
competenze musicali, attraverso l’utilizzo dell’interazione tra pensiero
musicale intelligenza musicale ed altre forme di intelligenza, secondo il
modello della pluralità delle intelligenze, H. Gardner, Formae Mentis.
Il suono è usato come strumento di relazione e
comunicazione, i fattori emozionali qualitativi del suono consentono
mediante l’ascolto di attivare processi logici e osservare risposte coerenti
con gli input ricevuti. Si assiste ad un processo di integrazione di ruolo
tra i due emisferi e tale processo è attivo e si applica all’interno del
metodo compositivo, nel percorso dall’ascolto all’ascoltare.
Il percorso di metodo della Musicoterapia
Cognitiva agisce sui mutamenti osservabili nell’autonomia personale
dell’individuo nella sua quotidianità; gli input sono di tipo musicale e
sono mediati dalla metodologia ma le risposte osservabili non sono limitate
ad un “prodotto” musicale bensì a diverse categorie sulle quali è possibile
definire un progetto dinamico rispettoso della persona e strutturato, come
detto all’inizio sui suoi “permessi” e sul suo protagonismo.
L’ascolto assume il ruolo di elemento centrale
su cui si struttura il modello ed anche l’intervento; l’ascolto che è anche
metafora di un modo di porsi e di proporsi alla persona che si ha di fronte.
Ascoltare l’altro e ciò che fa, a prescindere da cosa fa e come lo fa,
significa dirgli “mi interessi tu, mi interessa stare qui con te ora”,
permettendo la ricezione degli input relazionali
Il concetto di metacognizione musicale che
viene introdotto ed illustrato ha qui il senso di valorizzare al massimo il
percorso che la persona agisce all’interno della propria normalità, ovvero
l’insieme delle competenze espresse sia come opportunità (competenze) sia
come limiti (vincoli) che orientano l’autonomia della persona mediante
l’interazione tra intelligenze; la propria normalità è il delicato gioco di
ridefinizione degli equilibri possibili nel divenire esistenziale della
persona, nel definirsi tale nella propria cultura di appartenenza.
Mario Paolini, 2005
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