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L’attuale collocazione terapeutica della
musica, all’interno di progetti riabilitativi e rieducativi,anima spesso
interessanti dibattiti culturali ,ai quali specialisti di altre discipline
riconoscono sempre più attenzione scientifica .
D'altronde una consistente produzione
bibliografica è oggi lo specchio fedele di numerose tendenze concettuali ed
applicative, testimone indubbiamente dei percorsi di ricerca intrapresi in
Italia e all'Estero , ma in particolare si sta arricchendo di nuove ipotesi
che ammettono come uno dei criteri di confronto, il dialogo sul metodo.
Se da un punto di vista della unitarietà
applicativa questo scenario potrebbe indurre a percepire un'eccessiva
articolazione dei riferimenti, dall’altra la ricchezza delle proposte
metodologiche induce a pensare che l’uso terapeutico della musica oggi è una
realtà operativa che difficilmente può essere isolata da contesti educativi
e riabilitativi. L’opportunità di classificarla tra le discipline
terapeutiche riconosciute, susciterà indubbiamente posizioni di maggiore o
minore condivisione, ma questo è nella natura dei dibattiti culturali che
opportunamente si interrogano sui presupposti scientifici , sulla
legittimazione e conseguentemente sull’accoglienza all’interno di un
sapere terapeutico consolidato.
Questo contributo musicoterapeutico propone
come progetto di sistema e quadro di riferimento operativo un’ “ idea di
musicoterapia “ che utilizzi il principio della
" progettazione per competenze compositive
musicali, come strumentario mentale per attivare nuove modalità del "
conoscere la conoscenza " ( metacognizione) ed estenderle alla
quotidianità ".
Uno dei principi che può attivare la ricerca
di costruire un modello è l’ utilizzo dell’interazione tra
pensiero musicale ed intelligenza musicale
come uno dei motori del linguaggio sonoro.
Si introduce con questo principio una
caratteristica del sistema intellettivo cognitivo che tende a coinvolgere
una risorsa complessiva della personalità dell’individuo: il
protagonismo culturale, che ciascuno di noi applica in diversa
misura per sviluppare e consolidare modalità di integrazione
socioculturale. Come afferma Gardner nel testo “Formae Mentis” “…Gli
individui che in seguito divennero compositori (anziché strumentisti, oppure
oltre che strumentisti), all’età di dieci o undici anni sperimentavano già
con i pezzi che stavano eseguendo, riscrivendoli, modificandoli,
trasformandoli in qualcosa di diverso: in una parola, decomponendoli.”….ed
ancora “…I futuri compositori, come Stravinskij, provavano più piacere
nei mutamenti che riuscivano a introdurre in un pezzo che nel limitarsi a
eseguirlo con precisione nel modo migliore possibile.”
(Formae Mentis, pag.134) .
L’atteggiamento descritto sinteticamente in
questa citazione da l’immagine di quel protagonismo culturale a ci si
riferiva precedentemente, ed in particolare a quell’esercizio delle
competenze musicali di tipo ideativo che differenziano l’approccio
esecutivo da quello compositivo.
Gli attuali sviluppi di quest’idea prospettano
una prima definizione sistematica di musicoterapia cognitiva
come un percorso terapeutico che si esprime per competenze musicali,
abbandonando come obiettivo principale l'apprendimento di abilità specifiche
( life skills ) .
L'indirizzo di studio e conseguente
l’applicazione terapeutica si orienta in questa maniera verso le azioni
valutative, decisionali e di controllo specifiche dell’operare in
autonomia, considerandole come procedure fondamentali per sapersi
orientare all’interno di un compito musicale( competenza ) e quindi
capaci di motivare alcune parti della propria normalità ad usufruire della
“curiosità” compositiva, che ci rende disponibili ad essere architetti di
progetti sonori, talvolta unici ed irripetibili.
L'affermazione della propria normalità e
della propria regolarità, anche attraverso il pensiero musicale , da modo
di agire così sui permessi che il soggetto offre per entrare
nel sistema delle proprie strategie relazionali , è come se ti invitasse a
partecipare alla realizzazione di una parte del suo progetto, ad una
condizione però :
rispettare pazientemente le
modalità ed i tempi del suo pensiero.
Uno
dei vantaggi considerati , a dir il vero non indifferente, nel dedicare
attenzione a tale modalità di proposta, è quello di sfruttare le relazioni
musicali che si instaurano tra soggetti dialoganti, per motivare un
progetto di organizzazione dei sistemi linguistici
.
Osservare ed analizzare inoltre la
regolarità (regole espresse nell’arco di tempo) del “progettare
musica “ , presuppone assumere di conseguenza un atteggiamento di sintonia
con quelli che definirei “segni – sintomo” di un agio o disagio personale ,
che si caratterizzano a prescindere dal grado di abilità strumentali
acquisite .
Molti soggetti ,anche al di fuori del
contesto terapeutico, nella libertà compositiva ed esecutiva, consapevoli di
poter manipolare un oggetto che produce suono, progettano o prima o dopo un
testo musicale, nel quale si può analizzare visivamente ed
acusticamente un pensiero musicale fatto di
Ø
probabili stereotipie ,
Ø
di variazioni o di
trasformazioni ,
Ø
in ogni caso di decisioni, di
valutazioni , di controlli ( processi dell’autonomia)
segni delle proprie competenze cognitive, di
quelle relazionali-affettive di quelle comunicazionali.
L’analisi di numerose tracce musicali concrete
(sonogrammi) porta a sostenere la tesi che di fronte ad un problema
compositivo, possedere particolari abilità strumentali esecutive, non
influenzerebbe l’originalità strutturale ideativa del proprio pensiero
musicale, oggettualizzerebbe invece maggiormente la musica .
L’ ”oggetto” musicale sotto l’aspetto
analitico diventa di fondamentale interesse osservativo,per tutte le
informazioni che può fornire, contenendo
Ø
l’organizzazione compiuta
della struttura compositiva
ed in una metodica compositiva terapeutica
comunque va riconosciuta e poi costantemente tenuta sotto controllo
la
natura processuale e non oggettuale della musica.
Nel corso degli anni la musica come terapia ha
subito sostanziali ed importanti elaborazioni teoriche ed applicative,
differenziandosi per le posizioni metodologiche assunte, ma mantenendo in
definitiva una definizione di "musica" riconducibile a quella citata
precedentemente [Devoto-Oli].
Durante le fasi di riprogettazione di questo
modello vi è stata la necessità di condurre una ricerca orientata ad una
ridefinizione del termine “ MUSICA “, analizzando i due criteri
strutturali cognitivi che maggiormente giustificano questa metodica
terapeutica :
I^ criterio:
l’interazione tra linguaggio musicale e l’autonomia
personale
II^ criterio:
la differenziazione tra processi percettivi e quelli compositivi.
Elaborando questi criteri in un contesto di
Musicoterapia Sonologico Cognitiva
“ MUSICA” è
la realizzazione non verbale del linguaggio
sonoro , prodotta dalla relazione tra pensiero musicale e intelligenza
musicale.”
La MUSICA perciò si
qualifica come un ambiente affettivo, relazionale
e comunicazionale, in cui il soggetto progetta e sperimenta
il proprio itinerario psicosonologico compositivo, come parte della qualità
delle risorse linguistiche.
Ne consegue
che chiunque partecipi alle attività che quest' ambiente può offrire, si
troverà nella condizione mentale, che possiamo definire “ essere nella
musica “, dove interagiranno e relazioneranno alcune caratteristiche
psicologiche, quali l’affettività, l’emotività, l’empatia,…. (psico) con
quelle dell’organizzazione spazio temporale dei suoni: altezza, intensità,
durata, timbro (sonologica).
Lino Vianello, 2003
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